L’esperto risponde: i raggi ultravioletti

Da oggi inauguriamo una nuova rubrica dedicata alle domandi più frequenti legate al mondo dell’abbronzatura. Le risposte saranno affidate alla dott.ssa Marina Venturini. Marina ha ottenuto la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Brescia ed è iscritta all’Albo Medici dell’Ordine dei Medici Chirurghi della Provincia di Brescia specializzandosi in Dermatologia e Venereologia. Oggi parliamo dei raggi ultravioletti.

Cosa sono i raggi ultravioletti?

I raggi ultravioletti, indicati come UV, sono radiazioni non ionizzanti che costituiscono meno del 5% della radiazione solare. Sono distinti in 3 diverse classi: UVA, UVB e UVC.

Gli UVA hanno lunghezza d’onda compresa tra 320 e 400 nm e costituiscono circa il 95% degli UV che giungono al suolo. La loro presenza è costante durante tutto l’arco della giornata e durante tutto l’anno. Gli UVA penetrano più in profondità nella cute rispetto agli UVB raggiungendo il derma.

Gli UVB hanno lunghezza d’onda compresa tra 280 e 320 nm e costituiscono circa il 5% degli UV che giungono sulla superficie terrestre. Sono presenti soprattutto nelle ore centrali del giorno (con un picco alle ore 12) e la loro intensità aumenta durante l’estate. Gli UVB non sono in grado di penetrare in profondità nella cute, pertanto i loro effetti sono limitati all’epidermide.

Gli UVC hanno lunghezza d’onda compresa tra 100 e 280 nm. Non raggiungono il suolo poiché vengono assorbiti dai componenti dell’atmosfera, principalmente dall’ozono, ma anche da vapore acqueo, ossigeno e anidride carbonica. Gli UVC pertanto non svolgono alcun effetto sulla nostra pelle, ma il controverso problema della rarefazione dello strato d’ozono ha riavviato l’interesse circa il loro potenziale ruolo cancerogenico nei paesi dell’emisfero australe. Per il loro ruolo battericida gli UVC vengono emessi da opportune sorgenti artificiali ed impiegati per la sterilizzazione.

Perchè la pelle si abbronza?

L’abbronzatura è una risposta naturale della pelle allo stimolo dei raggi UV. I raggi UV, in particolare gli UVB, inducono i melanociti, particolari cellule specializzate dell’epidermide, a produrre melanina, un pigmento protettivo che è immagazzinato in vescicole, i melanosomi, che vengono distribuite ai cheratinociti circostanti.

La melanina agisce come un filtro per i raggi UV e dà quel caratteristico colore bruno alla pelle che definiamo abbronzatura. I melanociti sintetizzano due tipi di melanine: la eumelanina, pigmento bruno-nero prodotto in maggior quantità dai melanociti di soggetti che si abbronzano facilmente, i  cosiddetti fototipi scuri, e la feomelanina, pigmento rosso-arancio prodotto soprattutto dai melanociti di soggetti che si abbronzano con difficoltà, ovvero i fototipi chiari.

La diversa capacità di abbronzarsi tra gli individui appartenenti ad una stessa razza così come le diversità razziali nel colore della pelle dipendono dal numero, dalla distribuzione e dalle dimensioni dei melanosomi che contengono i pigmenti melanici, nonché dal rapporto tra feomelanine e eumelanine prodotte.

Che effetti hanno gli UVA e gli UVB sulla nostra pelle?

Gli UVA sono responsabili principalmente di un’abbronzatura rapida ma non duratura, poiché causano principalmente una fotoossidazione dei precursori melanogenetici presenti nei melanociti, mentre hanno un ruolo limitato nella produzione ex-novo di melanina che è invece fortemente indotta dagli UVB.

Esposizioni all’UVA numerose ed eccessivamente prolungate possono indurre nel tempo invecchiamento cutaneo attraverso il danno delle fibre collagene ed elastiche del derma. Gli UVB inoltre inducono ispessimento dello strato corneo dell’epidermide che, insieme alla pigmentazione melanica, concorre a difendere la cute dall’azione potenzialmente dannosa dei raggi UV.

Gli UVB sono però i principali responsabili dell’eritema solare. La capacità degli UVA di indurre eritema solare è 1000 volte inferiore rispetto agli UVB. Tuttavia, essendo elevata la percentuale di UVA nello spettro solare, pari al 95%, si ritiene che gli UVA siano responsabili di almeno il 15% della reazione eritematosa.

Quanto tempo ci vuole per ottenere un’abbronzatura?

L’esposizione della pelle agli UV provoca aumento della pigmentazione melanica come conseguenza di due processi: la pigmentazione immediata e la pigmentazione ritardata. La pigmentazione immediata è una colorazione bruno-grigiastra della cute che si verifica immediatamente dopo l’esposizione agli UV e che scompare gradualmente dopo poche ore dalla fine dell’esposizione.

Viene più frequentemente osservata nei soggetti di carnagione scura ed è la conseguenza di un processo di fotoossidazione di precursori melanogenetici indotto principalmente dall’UVA. La pigmentazione ritardata compare 3-5 giorni dopo l’esposizione agli UV e raggiunge il massimo dopo circa 2-3 settimane.

E’ la conseguenza di un processo di neo-melanogenesi UV-indotto che comporta aumento del numero, delle dimensioni e della pigmentazione dei melanosomi. Tale effetto è principalmente stimolato dall’esposizione agli UVB, ma in misura minore anche dagli UVA.

Cos’è il fototipo?

La reattività della cute alle radiazioni UV è variabile tra individui diversi, ma può essere predetta in modo sufficientemente adeguato definendo il fototipo del singolo individuo. Il fototipo si caratterizza per la combinazione di diversi fattori quali il colore della pelle, dei capelli, degli occhi, della predisposizione alla comparsa di eritemi e dell’attitudine all’abbronzatura. Conoscere il proprio fototipo permette di scegliere adeguati tempi di esposizione alle lampade solari.

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