Le apparecchiature abbronzanti trasformate per il fotoringiovanimento

Nelle recenti manifestazioni fieristiche ed in alcune pagine pubblicitarie sono recentemente state presentati alcuni “solarium per il fotoringiovanimento”, ovvero apparecchiature abbronzanti che invece di aver installate lampade preposte all’emissione di UVB ed UVA, finalizzate all’abbronzatura, hanno delle lampade che emettono una luce rosa alla frequenza di 633 nm.

Come sempre la disinformazione rischia di creare qualche equivoco ed indurre qualche estetista ad incauti acquisti sul’onda dell’emozionalità. Sarà bene fare un po’ di chiarezza per chi vuole avvicinarsi a questo tipo di prodotto.

Che la luce alla frequenza di 633 nm. stimoli i fibroblasti a produrre collagene ed elastina e quindi attui un processo di foto ringiovanimento non è una novità. Esistono numerosi studi scientifici e clinici che lo dimostrano al punto che un alcuni reparti di Dermatologia, sorgenti luminose, specifiche per questa banda di emissione, sono utilizzate per alcune patologie (difficoltà di cicatrizzazione, piaghe da decubito, piccole ulcere, acne, ecc. ecc.  ). Altrettanto vero che per raggiungere risultati apprezzabili le apparecchiature devono essere in grado di emettere luce a 633 nm. con un’intensità e per un periodo sufficiente a raggiungere lo scopo.
Certo, quando tutti i parametri sono rispettati e l’apparecchiatura è effettivamente valida i vantaggi sono veramente notevoli.
La luce a 633 nm è in grado di :

  • Aumentare la sintesi di collagene;
  • Aumentare la proliferazione dei fibroblasti;
  • Non attivare enzimi in grado di distruggere il collagene (ex. collagenasi);
  • Produrre fattori di crescita per la matrice extracellulare (derma);
  • Attivare il sistema di respirazione cellulare mitocondriale®;
  • Aumentare la microcircolazione cutanea.

Inoltre altri vantaggi enormi di questa applicazione è che:

  • Non è ablativa;
  • Non è invasiva;
  • Non presenta effetti collaterali;
  • Non è fototermica;
  • Non è fotochimica.

Per chi decide di inserire questo tipo di apparecchiature all’interno del proprio istituto, può però nascere qualche inghippo.
Le apparecchiature abbronzanti, che installano lampade a 633 nm., recentemente definite “al  COLLAGENE”,  hanno la possibilità di montare 40, massimo 50 tubi da 160 Watt ( ppure da 100 watt). A parte la necessaria qualità del tipo di tubo, con queste energie in gioco, per avere un effetto di foto ringiovanimento apprezzabile è necessario sottoporre gli utenti al trattamento, con protocolli che prevedono sedute lunghe e ripetute con metodicità. Normalmente infatti si prevedono esposizioni fra i 15 e 20 minuti, con ciclicità fissa per tre volte a settimana , per un minimo di 12 sedute.

Molte aziende però si sono inventate apparecchiature “MISTE”  ovvero con parte dei tubi dedicati all’abbronzatura e parte al foto ringiovanimento. Ne esistono di  due tipi, quelle che “accendono” la funzione Fotoringiovanimento in alternativa alla funzione abbronzatura e quelle che accendono le due “funzioni” in contemporanea.

Per chi guarda a questo tipo di apparecchiatura è necessario fare due tipi di considerazioni :

  1. Meno tubi al collagene ci sono , meno è efficace il trattamento (lo stesso dicasi nel caso dei tubi abbronzanti). Se un’apparecchiatura che installa 50 tubi da 160 Watt ha protocolli da 20 minuti tre volte a settimana che protocolli reali dovrebbe avere un’apparecchiatura che di tubi al collagene ne installa 10o 20 ?
  2. Inoltre è acclarato che sia gli UV-B che gli UV-C danneggiano le fibre di collagene, e quindi accelerano l’invecchiamento della pelle.

Ne deriva che durante i trattamenti di foto ringiovanimento è bene far sì che il cliente si astenga o limiti al massimo l’esposizioni al sole, sia naturale che quello delle lampade abbronzanti.

Quali sono quindi i protocolli corretti delle apparecchiature che installano ed accendono contemporaneamente sia lampade al “collagene” che lampade UV ?

Da ultimo aggiungo che in alcuni paesi europei è consentito “riqualificare” i solarium all’interno dell’istituto sostituendo  le serventi luminose UV (i tubi) con sorgenti luminose a 633nm, ovviamente a condizione che il solarium sia in perfetto stato di efficienza e che l’azienda di produzione fornisca un nuovo manuale d’uso.

In Italia, il recente Decreto del  12 maggio 2011, n. 110, per quanto inattuato, non prevede la possibilità per i centri estetici di utilizzare le lampade al “collagene” poichè le stesse non sono previste nell’elenco delle apparecchiature consentite all’interno dei centri estetici.